Maison et Objet 2023, il ri-ciclo del gusto

Che cosa abbiamo visto (e soprattutto che cosa no) alla fiera parigina. Molta natura e tanto etnico, ma latita una vera visione della casa

“Le cose non si buttano mai perché prima o poi tornano di moda”. Questo pensiero non è il testamento creativo lasciato da Alessandro Michele al momento del divorzio dalla nota casa fiorentina di pelletteria, ma il saggio consiglio con cui mi ha cresciuto una benestante signora romana che per quelle fortuite coincidenza della vita mi sono ritrovato come adorabile zia. Se la mia illustre antenata avesse deciso di sfidare il freddo di gennaio per accompagnarmi a Parigi, alla fiera Maison&Objet, avrebbe ripetuto: “Te l’avevo detto di non buttare quel soprammobile di nonna che sarebbe tornato di moda”. M&O 2023 è stata una fiera ricca, un momento di rilancio e riscatto dopo i duri anni del Covid. Una edizione in cui gli espositori hanno proposto tutto e il contrario tutto, in un desiderio di rivincita e rivalsa pari, se non superiore, alla necessità di fare cassa. Si sono visti tornare cavalli di battaglia epici: i colori pastello degli anni ’50, il provenzale degli anni ’60, il bambù degli anni ’70, i capitelli degli anni ’80, il dark degli anni ’90 e così via fino a quel maledetto marzo del 2020. Immerso fra luci e colori frastornanti e inebriato da profumi, materiali e percezioni tattili, io che sono uomo di scienze e metodo, ho individuato alcuni leitmotiv.

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